Discorso fatto durante la presentazione della mostra “le famiglie”
Siamo un gruppo di fotografi, fotografe e anche non fotografi o no fotografe, che durante la loro vita, per strade diverse e facendo esperienze molto differenti, ad un certo punto si sono ritrovati intorno ad un tavolo a discutere di fotografia. Fino a qui nulla di diverso da altre storie di fotografi, forse la differenza che ci contraddistingue è il tipo di fotografia di cui parliamo.
La nostra è una fotografia che prima di scattare ama parlare con la gente e raccogliere storie, esperienze e idee, è una fotografia che ha come obiettivo profondo quello di creare rete e sinergie tra le persone le associazioni e le realtà istituzionali che lavorano nei quartieri, portando alla luce esperienze nuove che prima erano nascoste, invisibili, e che oggi come non mai hanno bisogno di emergere per lanciare nuovi segni di speranza, è una fotografia che vuole rappresentare la quotidianità per quello che è, così come la vediamo.
Questa è la fotografia di cui ci piace discutere nelle nostre riunioni, una fotografia che mette davanti a tutto le persone e le loro storie, cercando attraverso il click della macchina, di rendere visibili e concrete le speranze come le ingiustizie che vengono vissute quotidianamente.
Da queste idee abbiamo deciso di creare la nostra associazione, “Istantanee Sociali”, che ha lo scopo di stimolare nell’osservatore “il risveglio di una coscienza e quindi di una reazione critica e partecipata verso le ingiustizie, le oppressioni, la povertà, lo sfruttamento sull’uomo e, in genere, verso condizioni umane che coinvolgono precise responsabilità individuali e istituzionali”. (De Paz – Fotografia e Società)
2.    il progetto “le famiglie”
Per questi motivi abbiamo voluto realizzare un progetto fotografico che ha come tema “le famiglie”. Ci interessa indagare, attraverso l’immagine fotografica, le varietà delle famiglie contemporanee portando alla luce le istanze, le ingiustizie, le lotte quotidiane che devono affrontare e le speranze che inseguono. Incontri famiglie che sono uguali alla tua, ma che non hanno gli stessi diritti e a cui non è permesso avere le stesse opportunità.
L’augurio che vi facciamo come associazione è che le foto che vedrete non restino chiuse nei loro quattro lati, ma che diventino un modo per immaginare quello che c’è oltre i loro margini. Vi auguriamo di viaggiare oltre i confini che ha, e di provare a pensare a cosà c’è dietro quella foto, soffermatevi a guardare i particolari perché solo attraverso essi sentirete la complessità dell’esperienza vissuta dal fotografo. Speriamo che guardando i nostri lavori, riusciate a sentire le storie e le speranze che abbiamo provato ad imprimere sulla carta.
Pensiamo che la fotografia sia un percorso e che come tale ha bisogno sempre di nuova linfa. Infatti questa mostra, è solo un primo pezzo del lavoro. Vogliamo che questo progetto continui aggiungendo nuove famiglie a quelle che abbiamo incontrato. Per fare questo ci potete contattare per un appuntamento.
3.    i ringraziamenti
Ed eccoci ai ringraziamenti.
Ringraziamo il coordinamento Torino Pride che ci ha permesso di essere qui oggi, dandoci la possibilità di lavorare su un progetto così ambizioso ma anche così bello e variegato.
Ringraziamo Alessandro che oltre all’inaugurazione del locale ha dovuto pensare anche alle nostre catenelle.
Ringrazio i compagni e le compagne di viaggio, perché non ci siamo scelti per niente, ma alla fine ci siamo trovati su una strada comune, quella della fotografia e di Istantanee Sociali.
Ringraziamo la nostra sede virtuale, il circolo Arci Noà e i suoi gestori, che accompagnano le nostre riunioni con buona birra e ottimi piatti.
Ed infine, Ringraziamo la persona che ci ha fatto conoscere e vedere un altro tipo di fotografia. E lo ringraziamo con le sue stesse parole, quelle che ci hanno quando abbiamo deciso di creare Istantanee Sociali:
“La fotografia è necessariamente sociale, anche se di strade per raccontare quello che succede intorno a noi ce ne sono diverse. Purtroppo oggi se ne sceglie quasi sempre una banale, violenta, piena di clichè, immagini che hanno contribuito ad assuefare le nostre coscienze. Sarebbe bello se la fotografia potesse risvegliare la nostra indignazione e al tempo stesso restituire dignità a coloro che vivono ai margini di questa società. Non è facile ma ci si può riuscire” (Sito – Giulio di Meo)

Istantanee Sociali