Di Francesca Bettera… una tesi sulla fotografia sociale. La tesi affronta il tema della fotografia sociale, tema a me molto caro e che caratterizza un po’ il mio stile fotografico. Questa tesi è stata scritta in primis per un interesse personale e poi come mezzo per cominciare a sperimentare lavori fotografici con i pazienti affetti da diverse patologie psichiatriche.
 
 
La tesi si intitola: La funzione educativa dell’immagine fotografica
Il lavoro trova ispirazione nella fotografia di Diane Arbus, fotografa americana, degli anni ’70, che dopo un primo periodo di fotografia dedicata alla moda decide di portare agli occhi della società fotografie dei freak, dei deviati, dei fenomeni da baraccone, dei bambini e delle bambine down, con l’intento di fotografarli in situazioni che li ritraessero in momenti felici, in momenti di autonomia, nella loro consapevolezza e indifferenza rispetto alla categorizzazione data dalla società.

L’immagine fotografica è una rappresentazione materiale e mentale, scritta con la luce di ciò che un fotografo ha scelto di catturare nel suo obiettivo. La caratterista prima di un immagine fotografica è che non può prescindere dal mondo reale, è una rappresentazione di una parte dello spazio. La fotografia è un mezzo efficace e utile per pensare perchè ci influenza, prende possesso della nostra sensibilità, della nostra intelligenza, imponendoci atteggiamenti, reazioni e condotte.
Il pensiero per immagini ha la capacità di ricollegare il pensiero al corpo, alle emozioni, alle pulsioni. L’occhio vede e la controparte mentale rielabora ciò che è stato visto dando così origine ad una infinità di interpretazioni di ciò che si è visto dando così vita ad in infinità di modi immaginari.
La ricchezza di una fotografia è costituita da tutto ciò che non c’è ma che noi proiettiamo in essa, tutto ci indica che spirito, cuore e anima sono stimolati profondamente ed inconsciamente dalla fotografia. Ogni giorno i nostri occhi sono circondati da un’infinità di immagini fotografiche, quelle che interessano questo lavoro si rifanno alla fotografia sociale che è il tentativo di educare all’individualità a sognare un mondo nuovo portando ad una sensibilità ed un atteggiamento che stimolino nell’osservatore il risveglio della propria coscienza.
 
Struttura del progetto
Il lavoro è stato strutturato in 4 capitoli. Nel primo si affronta il tema della connessione tra l’immagine e la psiche. Nel secondo viene presentata la storia della fotografia sociale per capirne gli obiettivi e in conclusione a questo capitolo vengono presentate alcune opere della Arbus e di Carla Cerati, fotografa italiana degli anni ottanta, che, con l’immagine fotografica, volle portare agli occhi della società le condizioni dei malati psichiatrici all’apertura dei manicomi dopo la promulgazione della legge 180 anche detta Legge Basaglia.
Si passa poi al capitolo terzo che ci aiuta a comprendere la formazione dello stereotipo e pregiudizio all’interno della società e si conclude con il quarto capitolo dove viene presentato un progetto di intervento riabilitativo con un laboratorio di fotografia per persone affette da disturbo psichico che ha il duplice obiettivo di dare ai pazienti la possibilità di imparare a utilizzare la macchina fotografica e di utilizzare le fotografie per raccontarsi e, il secondo obiettivo è l’allestimento di uno spazio espositivo per sensibilizzare il territorio a riguardo della malattia psichiatrica.”