…con l’autore della mostra Giulio di Meo.

Sabato 25 Ottobre, ore 14.00 – Collegio San Francesco, Via San Francesco 21, Lodi.

Schermata-2013-03-10-a-21.02.20Nata come piccola impresa mineraria nel 1911, oggi la Vale è un colosso mondiale con un fatturato di 59 miliardi di dollari.

Possiede miniere in Australia, Mozambico, Canada e Indonesia, industrie metallurgiche in Nord America ed Europa. Caposaldo della sua attività produttiva rimane, però, l’estrazione di ferro in Brasile, secondo produttore al mondo di questo minerale. Per trasportare il ferro dalle miniere del Pará al porto di São Luis nel Maranhão, Vale ha costruito una ferrovia di quasi 1000 km, lungo la quale ogni anno vengono trasportate più di 100 milioni di tonnellate di ferro destinate all’esportazione, una media di 300 mila tonnellate al giorno. Si tratta di circa 10 milioni di dollari che tutti i giorni vengono fatti annusare ai poveri senza che un centesimo finisca nelle loro tasche. Niente ospedali, niente scuole, niente miglioramento della qualità della vita. A loro vanno solo danni, sconquasso sociale e ambientale.

Le foto della mostra raccontano la storia, il quotidiano di queste persone, per non lasciare l’ultima parola ad un’economia di sfruttamento. L’autore non ha cercato né il dramma né il dolore, ma la speranza, la resistenza e la comunità. Tre ricchezze che non si calcolano con i numeri e che la gente brasiliana non ha ancora perso, malgrado tutto.

Queste foto fanno parte di un progetto più ampio, nato dalla collaborazione con l’Arci e la campagna Justiça nos Trilhos, una rete di associazioni e movimenti che lottano contro gli abusi e le prepotenze della multinazionale Vale. Un progetto che è diventato un libro, i cui ricavi sono stati destinati alla compagnia teatrale Juventude pela Paz, formata da un gruppo di giovani di Açailândia che fanno parte di Justiça nos Trilhos. Il teatro, come la fotografia, può essere un mezzo per informare e rendere coscienti le persone rispetto ai conflitti sociali, uno strumento di cambiamento personale, sociale e politico.

Da anni il fotografo Giulio Di Meo sostiene che “lo strumento fotografia può contribuire in qualche modo a combattere situazioni di piccole e grandi ingiustizie, di piccoli e grandi insulti quotidiani” e che si possa provare ad utilizzare la fotografia non solo come mezzo di informazione e sensibilizzazione, ma anche come strumento di coinvolgimento e partecipazione verso azioni concrete e solidali.

Pig Iron è una mostra sulle gravi ingiustizie sociali e ambientali commesse dalla multinazionale Vale negli stati brasiliani del Pará e del Maranhão, tra i più poveri del paese.

Link
sito web del progetto: www.pigiron.it

(articolo tratto da: http://festivaldellafotografiaetica.it/arcs-pig-iron-il-ferro-dei-porci/)