Da qualche giorno si è conclusa a Palazzo Ducale a Genova una retrospettiva dedicata alla fotografa Tina Modotti (Udine, 17 agosto 1896 – Città del Messico, 5 gennaio 1942)

Dedichiamo un piccolo post per ricordare questa straordinaria artista; la sua immagine leggendaria si nutre di una fama di donna indipendente ed intellettualmente consapevole, di rivoluzionaria passionaria, legata nella vita ad uomini e donne dalle forti aspirazioni artistiche e politiche, da lei completamente condivise.
Diego Rivera scrive di lei: “Tina Modotti esprime una profonda sensibilità su un piano che, pur tendendo all’astrazione, senza dubbio più etereo, e in un certo senso più intellettuale, trae linfa dalle radici del suo temperamento italiano. La sua opera artistica è fiorita però in Messico, raggiungendo una rara armonia con le nostre passioni..”.
L’abbandono della fotografia con Edward Weston, porta Tina Modotti ad una attenta riflessione su ciò che vuole dalla sua fotografia fino a fondere la sua creatività con la sua attività politica, parate di lavoratori sotto i loro sombreri, mani di zappatori in riposo, di contadini che leggono El Machete (la rivista degli artisti della Rivoluzione, che è diventato giornale del partito). Donne coi propri bimbini e bambine al seno, scaricatori, e arnesi di lavoro e lotta.
Per tutto questo sarà amata e criticata in un periodo storico in cui il ruolo della donna andava in netta contrapposizione con quello di Tina.